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Da specioso a spazioso

Nel 1964 Jane Roberts lesse male una parola. Da quella svista nacque il «presente spazioso» di Seth, a una lettera di distanza dal «presente specioso» della psicologia del tempo.

Lunedì 6 aprile 1964, verso le sei e mezza di sera, Jane Roberts sta leggendo un articolo su una rivista. Incontra la parola inglese specious e si accorge di averla letta spacious. Subito dopo le viene in mente un'espressione: spacious present, «presente spazioso». Non sente Seth vicino, annota il marito Robert Butts, eppure la frase le sembra importante, per qualche ragione che non sa dire.

La nota apre il resoconto della seduta 41, tenuta quella sera alle nove e poi raccolta nel primo volume di The Early Sessions. Non dice quale fosse la rivista, né di che cosa parlasse l'articolo. Registra soltanto che una lettera è stata scambiata per un'altra.

Quando la seduta comincia, Seth torna sull'episodio. Chiama Jane «Ruburt», come fa sempre, e dice che Ruburt aveva ragione: «C'era uno scopo nel suo errore di lettura». Poi dà alla svista il peso di una definizione. In realtà, dice, esiste soltanto un presente spazioso, «così spazioso che, nei vostri termini, non si può esplorarlo tutto in una volta»: di qui la divisione arbitraria in stanze più grandi, che chiamiamo passato, presente e futuro. Più avanti paragona queste divisioni ai muri di una casa: non esistono come tali, eppure servono a proteggere.

Fin qui, una pagina del materiale di Seth come molte altre. Ma la parola che Roberts aveva letto male, accostata a «presente», non è una parola qualunque.

Un presente che inganna

Nel 1882 esce a Londra, presso Macmillan, The Alternative: A Study in Psychology, un libro che William James citerà come opera di «Mr. E. R. Clay». In un paragrafo di poche righe l'autore osserva che ciò che sperimentiamo ci arriva come presente, ma il tempo a cui quell'esperienza si riferisce non è il presente dei filosofi, il confine comune tra passato e futuro. «Il presente a cui si riferisce il dato», scrive, «è in realtà una parte del passato — un passato recente — che ci viene dato, ingannevolmente, come un tempo situato tra il passato e il futuro. Chiamiamolo presente specioso.»

Gli esempi sono semplici. A chi ascolta, tutte le note di una battuta di una canzone sembrano stare nel presente; a chi guarda, tutti gli spostamenti di una meteora sembrano stare nel presente. La conclusione è netta: «Il presente specioso è una finzione dell'esperienza».

Specious, in inglese come specioso in italiano, è ciò che ha l'aspetto del vero senza esserlo. Otto anni dopo, nei Principles of Psychology, James riprende l'espressione e la rende celebre: l'unico fatto della nostra esperienza immediata, scrive, è ciò che Clay «ha giustamente chiamato il presente specioso». Il presente che conosciamo in pratica, aggiunge, «non è il filo di un coltello, ma una sella», con una sua ampiezza, su cui sediamo appollaiati e da cui guardiamo il tempo in due direzioni. Da allora specious present è un termine tecnico della filosofia e della psicologia del tempo.

Lo stesso errore, dalla parte opposta

Messe l'una accanto all'altra, le due espressioni dicono quasi la stessa cosa e insieme il suo contrario. Tutte e due sostengono che il presente che sentiamo non coincide con il presente reale. Ma l'errore, nei due casi, sta da parti opposte.

Per Clay il presente reale è soltanto il confine tra un passato e un futuro che, scrive, non esistono. Ciò che viviamo come «adesso» è più largo del vero, un po' di passato che si spaccia per presente. Nell'esperienza c'è troppo presente.

Per Seth è il contrario. Il presente reale è così vasto che non si può esplorarlo tutto in una volta, e ciò che chiamiamo passato e futuro sono stanze ricavate al suo interno. Nell'esperienza c'è troppo poco presente. Nella stessa seduta Seth dice che, dal nostro punto di vista, il presente appare come «un'illusione fugace, quasi cinerea». La parola «illusione» compare in entrambi i testi; cambia ciò che viene accusato di essere illusorio.

James, in mezzo, tiene la larghezza del presente vissuto e smette quasi di trattarla come un inganno: per lui è l'unico fatto dell'esperienza immediata.

Quello che i testi non dicono

Conviene dire con chiarezza che cosa le fonti non permettono di affermare. La nota di Butts parla della parola specious, non dell'espressione specious present: stando alla nota, l'unione con «presente» è avvenuta nella mente di Roberts subito dopo. Non sappiamo se lei conoscesse il termine di Clay e di James, né se l'articolo parlasse di tempo o di tutt'altro. Nei libri di Roberts e di Seth consultabili nella trascrizione pubblica di nowdictation, la parola specious compare soltanto in quella nota. L’accostamento con Clay è di questo pezzo, non di Roberts né di Seth.

E l'accostamento non rende più vera l'idea di Seth per la sua somiglianza con un termine filosofico, né meno seria quella di Clay per la vicinanza con una seduta di trance. Restano idee sul tempo, da leggere come tali.

Qualche anno più tardi, in The Seth Material, uscito nel 1970, Roberts riprende la questione con la propria voce: forse la serie di passato, presente e futuro è solo una parte di un presente più grande, un «"momento" più spazioso» di cui non siamo consapevoli. La formula come una domanda, e come domanda la lascia.

Resta una sera di aprile in cui è cambiata una sola vocale. Si può notare, del resto, che leggere una parola è già uno di quei brevi intervalli che Clay descriveva: le lettere si tengono insieme come le note di una battuta, e per un attimo sembrano tutte presenti. È dentro un intervallo così che specious è diventato spacious. Tra un presente che inganna perché sembra più largo di quanto sia e uno che inganna perché lo vediamo più stretto, la distanza era una lettera.

02 / Nota sulle fonti

Nota sulle fonti

La nota di Robert Butts e le parole di Seth sulla seduta 41 (6 aprile 1964) sono state lette nella trascrizione pubblica di nowdictation, che riproduce The Early Sessions: Book 1 of The Seth Material nell'edizione © 2012 Laurel Davies-Butts. Non è stata consultata una copia a stampa né una scansione del volume, e non ne sono citate pagine. La ricerca della parola specious su nowdictation copre i libri indicizzati dal sito, non le opere di Roberts che non vi compaiono. Il passo di The Seth Material (capitolo 20) è stato letto nella stessa trascrizione. Il testo di Clay è stato letto nella scansione Internet Archive dell'edizione Macmillan del 1882 (paragrafo CIV, pp. 167–168); la frase «Il presente specioso è una finzione dell'esperienza» è di Clay e non compare nella citazione che ne fa James, che unisce il paragrafo CIV a una frase successiva del CV con un'ellissi. Il passo di James è stato letto nel capitolo XV, «The Perception of Time», dei Principles of Psychology (1890), vol. 1, pp. 608–609, nella trascrizione di Classics in the History of Psychology. L'identificazione dell'autore firmato «E. R. Clay» con E. Robert Kelly, proposta da Holly Andersen e Rick Grush nel 2009, è nota solo da fonti secondarie e non è stata verificata. Le traduzioni sono mie.

03 / La scoperta

Seduta 41, 6 aprile 1964

Jane Roberts, The Early Sessions: Book 1 of The Seth Material, seduta 41, 6 aprile 1964, con le note di Robert F. Butts (edizione © 2012 Laurel Davies-Butts, letta nella trascrizione di nowdictation). Accostata a E. R. Clay, The Alternative: A Study in Psychology (Londra, Macmillan, 1882), paragrafo CIV, pp. 167–168, e a William James, The Principles of Psychology (1890), vol. 1, cap. XV, pp. 608–609.

Testi di Roberts e Seth

Clay e James

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