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Hai il giorno per te

In un racconto raccolto in Bretagna nel 1890, una lavandaia di notte rimprovera una bracciante che lava al chiaro di luna: «Tu as le jour pour toi». Un secolo dopo, una nipote racconta che sua nonna era andata al lavatoio credendo che fosse giorno, perché la luna era chiara.

Fanta Lezoualc'h, di Saint-Trémeur, va a giornata nelle fattorie dei dintorni per guadagnare qualche soldo, e alle faccende di casa può pensare solo la sera. Un sabato, rientrando, si dice che deve lavare la camicia del marito e quelle dei due figli: faranno in tempo ad asciugarsi prima della messa grande, «car la nuit promet d'être belle», perché la notte promette di essere bella. C'è, infatti, «un magnifique clair de lune». Fanta va al fiume e si mette a insaponare, strofinare e battere. Non sente arrivare un'altra lavandaia, una donna snella come una cerva, con un enorme fagotto di biancheria sulla testa. «Fanta Lezoualc'h, tu as le jour pour toi ; tu ne devrais pas me prendre ma place, la nuit.» Hai il giorno per te; non dovresti prendermi il posto, la notte.

Il racconto si intitola «Celle qui lavait la nuit», quella che lavava di notte, ed è il capitolo LXVI della Légende de la mort en Basse-Bretagne di Anatole Le Braz, uscita a Parigi nel 1893. In calce, Le Braz indica chi gliel'ha raccontato: un certo Créac'h, a Plougastel-Daoulas, nell'ottobre del 1890. La sconosciuta è una Maouès-noz, una «femme de nuit», donna di notte. Dice che scherzava, si offre di aiutare Fanta e la manda a casa a cenare: le riporterà lei il bucato. Il marito capisce subito con chi ha avuto a che fare. Le fa appendere il treppiede al suo chiodo, spazzare la casa, mettere la scopa in un angolo a testa in giù, lavarsi i piedi e gettare l'acqua sui gradini della soglia. Quando la donna di notte bussa e nessuno apre, chiama in aiuto gli oggetti, uno dopo l'altro. Il treppiede risponde che è appeso, la scopa che è capovolta, l'acqua dei piedi che ormai è soltanto qualche schizzo sui gradini. La donna se ne va brontolando. Nella nuova edizione del 1902, in due volumi, il racconto è ristampato con varianti minime.

La leggenda delle lavandaie di notte è fra le più diffuse della Bretagna, e non solo: Émile Souvestre la raccontava già nel 1845, e nelle note dell'edizione del 1893 Léon Marillier la segnala in varie province francesi e ricorda di averla sentita raccontare da bambino nell'Autunois. Nel 1996 lo studioso Daniel Giraudon le ha dedicato un testo, «Lavandières de jour, lavandières de nuit», che porta in testa il nome del CRBC, il Centre de recherche bretonne et celtique, e si basa in parte su testimonianze che lui stesso ha raccolto in Bretagna. Ed è Giraudon ad accostare la frase della donna di notte a una frase raccolta a Plourivo: «La nuit, le lavoir appartient à la lavandière de nuit». Di notte il lavatoio appartiene alla lavandaia di notte. In nota aggiunge un appunto inedito di Le Braz, che conosce grazie a una comunicazione privata: «Il n'est pas permis de travailler au clair de lune. C'est le soleil qui est fait pour éclairer le travail et la lune pour veiller sur ceux qui dorment». Non è permesso lavorare al chiaro di luna: il sole è fatto per illuminare il lavoro, la luna per vegliare su chi dorme.

Nello stesso testo, poco prima, c'è un'altra testimonianza. Gliel'ha data, in parte in bretone e in parte in francese, la nipote di una donna di Yvias, e Giraudon traduce le parti in bretone: «Ma grand-mère s'était levée, pensant que c'était le jour, car la lune était claire». Mia nonna si era alzata pensando che fosse giorno, perché la luna era chiara. La nonna va al lavatoio di Gwaz ar venek e trova un'altra donna che sta già lavando. Non l'ha mai vista. La sconosciuta non ha la cassetta in cui le lavandaie si inginocchiano, sta in ginocchio direttamente sulla pietra, non dice una parola e continua a strofinare e sciacquare. La nonna si spaventa, riprende la sua cassetta e torna a casa; e, dice la nipote, non ci è mai più tornata. La nipote chiude così: «c'est vrai, c'est vrai, puisque c'est ma grand-mère elle même qui me l'a dit». È vero, è vero, perché me l'ha detto mia nonna in persona. Giraudon cita questa testimonianza per un'altra ragione: per lui a destare i sospetti è l'ardore instancabile con cui lavorano le lavandaie di notte, e la sconosciuta continua a strofinare senza fermarsi e senza parlare. Sul chiaro di luna non si sofferma.

Fin qui i documenti; da qui in poi la lettura è nostra. In entrambe le storie a far passare una donna viva nell'ora dei morti non è un luogo, perché il lavatoio è lo stesso di giorno e di notte, ma la luce. Fanta lava di notte perché è l'unico tempo che ha, e la luna rende quella notte chiara e adatta al bucato; la nonna di Yvias, per la stessa luce, la scambia per il giorno. Se, come nell'appunto di Le Braz, è il sole a segnare il confine, la luna imita il sole quanto basta per ingannare: c'è luce sufficiente per lavorare, ma non è la luce del lavoro. E la frase della donna di notte, «tu as le jour pour toi», detta a una bracciante, suona quasi beffarda: il giorno di Fanta appartiene alle fattorie che la pagano, e la notte è l'unico tempo che le resta.

C'è anche un dettaglio di forma. La donna di notte dà del tu a Fanta quando rivendica il suo posto, e ancora quando le offre aiuto; mentre lavano insieme, passa al voi: «Vous avez dure vie, Fanta Lezoualc'h?», fate una vita dura? Fanta le dà sempre del voi. Le Braz raccoglieva i racconti in bretone e li pubblicava in francese, quindi non sappiamo se il passaggio fosse già nel racconto di Créac'h o fosse una scelta del traduttore.

La nonna di Yvias non ha subito niente: nessun panno da torcere, nessun inseguimento. Ha soltanto visto, alla luce della luna, che a quell'ora il lavatoio era già occupato.

02 / Nota sulle fonti

Nota sulle fonti

Le Braz citato dalle trascrizioni di Wikisource delle edizioni del 1893 (trascrizione validata) e del 1902, controllate sulle scansioni; Giraudon dal PDF del suo studio (copia d'archivio); traduzioni nostre.

Che cosa c'è di nuovo. La leggenda delle lavandaie di notte è notissima, e il racconto di Fanta Lezoualc'h è già citato da Giraudon proprio per l'idea che di notte il lavatoio appartenga ai morti. Quello che aggiungiamo è l'accostamento fra due dettagli di luce, il chiaro di luna che spinge Fanta al fiume e quello che la nonna di Yvias scambia per il giorno, e l'osservazione sul passaggio dal tu al voi. Non abbiamo trovato studi che li mettano insieme, ma la nostra ricerca è stata limitata (risorse online in francese e in inglese): se l'accostamento è già stato fatto, lo segnaleremo volentieri.

Fatti e lettura. Il testo di Le Braz, il nome del narratore e la data della raccolta sono stati verificati sulle edizioni del 1893 e del 1902. Le testimonianze di Yvias e di Plourivo e l'appunto inedito di Le Braz sono citati come li riporta Giraudon. Le due storie non dipendono l'una dall'altra: sono due racconti indipendenti della stessa tradizione orale. Che la luce, e non il luogo, faccia da confine è una nostra interpretazione.

Che cosa non sappiamo. Non conosciamo l'anno della testimonianza di Yvias né l'età della donna che l'ha resa: Giraudon non li indica. L'appunto di Le Braz proveniente da Tréflez lo conosciamo soltanto attraverso Giraudon, che lo ha ricevuto da un corrispondente indicato con le iniziali D.L. Non abbiamo visto il testo bretone del racconto di Créac'h, che Le Braz pubblicò soltanto in francese.

Edizioni. Il sito di Giraudon oggi risponde con una pagina di errore; abbiamo letto lo studio in una copia d'archivio del 20 settembre 2026. Giraudon cita Le Braz da edizioni più recenti, con numeri di pagina diversi da quelli dell'edizione del 1893: rimandiamo al numero del capitolo.

Traduzioni. Le traduzioni italiane dei passi francesi sono nostre; quelle dal bretone al francese sono di Giraudon.

03 / La scoperta

Le Braz, «Celle qui lavait la nuit» (1893), e una testimonianza di Yvias raccolta da Daniel Giraudon (1996)

In un racconto del 1890, una lavandaia di notte dice a una bracciante che lava al chiaro di luna: «Tu as le jour pour toi». In una testimonianza raccolta da Giraudon, una donna di Yvias va al lavatoio di notte credendo che sia giorno, «car la lune était claire», e trova il posto già occupato.

Le Braz, La Légende de la mort en Basse-Bretagne (1893)

Le Braz, La Légende de la mort chez les Bretons armoricains (1902)

Giraudon, Lavandières de jour, lavandières de nuit (1996)

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