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Il lato che l’incisione non mostrava

Da un’acquaforte di Piranesi nasce una Colonna Traiana tridimensionale. Il nuovo modello ha anche un retro, benché la stampa mostrasse soltanto il fronte.

Un frammento di carta composto da strisce sottili mostra un fronte tratteggiato e un retro quasi bianco, con una matita accanto.
Illustrazione editoriale generata con IA.

Una stampa della Colonna Traiana conservata allo Hood Museum of Art supera i tre metri d’altezza. Risale al 1774 circa. Un altro esemplare, al Museum of Fine Arts di Houston, è catalogato come acquaforte con incisione su sei fogli uniti: l’opera è datata 1774–1779, la tiratura di quell’esemplare al 1836 circa. Anche l’unica immagine frontale è un oggetto costruito.

Giovanni Battista Piranesi rappresentò il monumento con una cura straordinaria, ma dovette comunque scegliere da quale lato mostrarlo. L’incisione ha un fronte. Non permette di girare attorno alla pietra.

In uno studio del 2026, quattro ricercatori dell’Università di Perugia hanno trasformato questo limite in parte di un esperimento. Fabio Bianconi, Marco Filippucci, Lucio Fiorini e Chiara Mommi hanno preso alcune incisioni storiche di Piranesi e chiesto a sistemi generativi di convertirle in oggetti tridimensionali. Il risultato più interessante potrebbe essere proprio la porzione della colonna che Piranesi non aveva disegnato.

Nella figura 4 dello studio, accanto alla parte sommitale incisa compaiono due viste di un modello generato. Una mostra il fronte, l’altra il retro. La parte posteriore sembra proseguire i rilievi visibili davanti. È il risultato della modellazione, non una testimonianza recuperata sul lato nascosto del monumento.

Una seconda vista a partire da una sola

I ricercatori non sono partiti da una scansione laser né da una serie completa di fotografie. Per ciascun caso hanno fornito una sola immagine storica a un modello generativo, NanoBanana all’interno di Gemini, chiedendogli di trasformare la prospettiva in un’assonometria a 45 gradi. Le istruzioni prescrivevano anche una base quadrata, con lati perpendicolari. L’immagine intermedia è stata poi passata a Meshy, che ha generato una mesh tridimensionale utilizzando i preset iniziali della piattaforma.

Già l’assonometria era un’interpretazione. La prospettiva inclinata e teatrale veniva regolarizzata; le forme non visibili nella stampa dovevano essere completate. Meshy lavorava quindi su quella vista sintetica, stimando volumi e superfici capaci di continuare intorno all’oggetto. Un modello che si può ruotare deve possedere una geometria anche dove il disegno di partenza non dice nulla.

Sulla colonna la differenza è evidente. Secondo gli autori, le masse principali del basamento sopravvivono abbastanza bene alla conversione. Non altrettanto le piccole iscrizioni e i dettagli scolpiti: diventano via via meno leggibili, assorbiti dalla texture. Il programma conserva più facilmente l’impressione di una superficie intagliata che le informazioni precise contenute nell’intaglio.

In cima il problema cambia. L’incisione comprende una figura umana. Nel disegno assonometrico intermedio rimane riconoscibile; nel passaggio al 3D, anatomia, postura e attributi diventano instabili. La figura 7 presenta versioni differenti generate dallo stesso input. Non sono scoperte alternative sulla statua: sono variazioni prodotte là dove la fonte lascia al modello troppo spazio.

Il gruppo ha lavorato anche su vedute di Castel Sant’Angelo e di piazza San Pietro. I volumi principali e la disposizione degli spazi restano riconoscibili, mentre architetture minute e ornamenti vengono semplificati. Nel caso di Castel Sant’Angelo, scrivono gli autori, ruotando il modello emergono discontinuità meno visibili dalla direzione originaria. L’apparente completezza dipende dal punto di osservazione.

Ciò che si può verificare

Questi casi non sono incerti nello stesso modo. La Colonna Traiana e Castel Sant’Angelo esistono: il retro generato può, almeno in linea di principio, essere confrontato con misure e fotografie scattate da altri punti di vista. Le Carceri d’Invenzione di Piranesi non hanno un edificio reale corrispondente. Quando i ricercatori ne trasformano uno degli interni impossibili in 3D, non esiste una costruzione storica il cui lato nascosto possa risolvere la questione.

Gli autori scelgono Piranesi perché le sue incisioni mescolavano già osservazione e invenzione. Le alterazioni di scala e prospettiva erano decisioni artistiche. La perdita di un dettaglio o una geometria improvvisata da un modello generativo non sono decisioni dello stesso tipo, anche quando il confronto visivo viene spontaneo. L’analogia è utile finché questa differenza rimane riconoscibile.

Lo studio richiama i paradata: la documentazione delle scelte, delle trasformazioni e delle inferenze che portano da una fonte a una ricostruzione. Qui il termine è particolarmente concreto. Un modello finale può apparire continuo anche quando le prove da cui nasce non lo sono. Conservare immagine intermedia, prompt e fonte insieme all’output permette di chiedersi quale parte sia stata osservata e quale aggiunta.

Ho letto lo studio integrale e controllato le figure 4, 7 e 8, oltre alle schede museali dell’incisione. Non ho esaminato fisicamente la stampa, esplorato un modello interattivo o eseguito la pipeline Gemini–Meshy. Il lavoro presenta casi illustrati e argomenti metodologici, non un benchmark quantitativo che dimostri la fedeltà delle ricostruzioni.

Il foglio di Piranesi offre una vista intenzionale del monumento. L’oggetto generato ne offre molte altre, ma poterle guardare non equivale ad avere nuove prove. A volte la parte più istruttiva di un modello è proprio il lato che nessuno aveva registrato.

02 / Nota sulle fonti

Nota sulle fonti

Consultati direttamente: Bianconi, Filippucci, Fiorini e Mommi, 'Ricostruzioni tridimensionali e capricci di invenzione IA di Giovanni Battista Piranesi', Archeologia e Calcolatori 37.1 (2026), pp. 313–332, in particolare metodi pp. 315–317, Colonna Traiana pp. 318–322, Castel Sant’Angelo p. 323 e discussione pp. 325–328; le figure 4, 7 e 8 sul sito della rivista; le schede dello Hood Museum e del Museum of Fine Arts di Houston. La scheda Hood data il foglio al 1774 circa; quella MFAH distingue la data 1774–1779 dell’opera dalla tiratura del proprio esemplare su sei fogli, collocata intorno al 1836. Lo studio mostra gli output ma qui non fornisce una validazione metrica indipendente. Non ho ripetuto le generazioni, esaminato fisicamente l’incisione, esplorato le mesh interattive o confrontato i modelli con un rilievo dei monumenti. Il lato mancante è il fuoco narrativo scelto per raccontare un completamento ipotetico già documentato dagli autori, non una nuova scoperta archeologica.

03 / Fonti

Il retro generato della Colonna Traiana

La figura 4 dello studio del 2026 mostra un retro plausibile ricostruito dall’incisione frontale di Piranesi; la figura 7 mostra varianti di una figura dallo stesso input.

Studio originale (testo integrale)

Incisione storica nei cataloghi museali

Figure specifiche dello studio

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