I ricordi di Stella
Negli ultimi anni di vita una vedova arrivò a vedere il marito in un altro modo. Sei anni dopo la morte di lei, Seth disse che non ricordava male: ricordava un altro passato.

Stella Butts rimase vedova nel febbraio 1971 e visse ancora poco meno di tre anni. In quel tempo il modo in cui parlava del marito cambiò, e cambiò in meglio. Lo racconta il figlio, Robert Butts, in una breve nota: sua madre aveva «recreated for the better her "memories" of her husband», e tutta la famiglia aveva notato «the pronounced changes in Stella's thinking about her husband». La nota non dice altro. Non sappiamo quali episodi Stella raccontasse in modo diverso, né se si trattasse di fatti ricordati in altro modo o piuttosto di un giudizio nuovo su un uomo e su un matrimonio. Robert mette «memories» fra virgolette e lascia la questione lì.
È una storia che molte famiglie conoscono: una persona anziana che, rimasta sola, guarda la propria vita con occhi diversi. Ma Robert Butts era anche il marito di Jane Roberts e il trascrittore, per vent'anni, delle sedute in cui Jane parlava come Seth. Sei anni dopo la morte della madre, il 26 dicembre 1979, durante la sessione 891 (poi pubblicata nel primo volume di Dreams, "Evolution", and Value Fulfillment), Seth si rivolse a lui: «Your mother did not simply choose to believe, in her old age, in a different past than the one that was accepted by the family—she effectively changed probabilities. She was not deluded or obsessed. Her memory in that regard, now, was not defective: It was the memory of the probable woman that she became». La nota di Robert si chiude con una precisazione: i familiari avevano visto tutti lo stesso cambiamento, «although Jane and I were the only ones who ascribed those changes to her moving into another probable reality».
C'è dunque un cambiamento che tutta la famiglia aveva notato, e un'interpretazione arrivata anni dopo e condivisa soltanto da due di loro. L'interpretazione è più precisa di quanto sembri. Seth non sostiene che Stella abbia riscritto il passato della famiglia, che resta «accepted by the family» com'era. Non sostiene nemmeno che si sbagliasse. Sostiene che il suo ricordo era esatto, ma apparteneva a un'altra versione di lei.
L'idea che il presente possa agire sul passato attraversa molti anni di sedute, e non sempre allo stesso modo. Nella sessione 224, del 17 gennaio 1966, il passato è descritto come «a series of electromagnetic connections, held in the physical brain», che «can be changed»; il passato, aggiunge Seth, «was seldom what you remember it to be, for you have already rearranged it from the instant of any given occurrence». Detto così, potrebbe essere una teoria della memoria ricostruttiva. Seth però precisa: «This is an actual recreation, and not a symbolic one».
Quattro anni dopo il discorso prende un'altra strada. In Seth Speaks compare l'idea che «there is not just one past» (sessione 530, 20 maggio 1970), e nella sessione 566, del 15 febbraio 1971, si legge: «The past existed in multitudinous ways. You only experienced one probable past». Segue un esercizio: immaginare un evento doloroso sostituito da un altro, «with great vividness and emotional validity, and many times». E poi: «It is not a self-deception. The event that you choose will automatically be a probable event, which did in fact happen, though it is not the event you chose to perceive in your given probable past».
Qui l'evento alternativo non nasce dall'immaginazione. Secondo Seth era già accaduto, in un'altra linea di probabilità; chi lo immagina lo raggiunge. Seth si spinge anche oltre la mente: nella sessione 654 di The Nature of Personal Reality (9 aprile 1973) una malattia guarita sarebbe cancellata «in your present — but also in your past», e nella 566 il cambiamento avrebbe effetti «not only upon yourself but upon others». Nei passi che conosciamo, però, nessuno vede cambiare un documento o il ricordo di un altro. Nel racconto di Robert, del resto, nulla fa pensare che i ricordi degli altri familiari siano cambiati.
Due versioni del passato, allora, entrambe accadute, e una delle due lasciata intatta. È una figura che la filosofia del tempo conosce, anche se ci è arrivata per vie del tutto diverse: chiedendosi se un viaggiatore nel tempo possa cambiare la storia.
Nel 1976 David Lewis, in «The Paradoxes of Time Travel», rispose di no, ma per una ragione precisa. Per Lewis il viaggio nel tempo è logicamente possibile; cambiare il passato no, perché «the events of a past moment could no more change than numbers could». Il suo personaggio, Tim, torna nel 1921 per uccidere il nonno. Si può parlare di un 1921 «originale» e di uno «nuovo», scrive Lewis, ma così «we merely confer two names on one thing». Tim fallirà «for some commonplace reason». Lewis ammette soltanto un senso debole del verbo: Tim «changes the past from the unactualized way it would have been without him to the one and only way it actually is». La sua presenza fa parte di ciò che il 1921 è sempre stato.
Dodici anni prima Michael Dummett aveva immaginato, in «Bringing About the Past», un capo tribù che danza mentre i giovani sono a caccia di leoni, perché si comportino da coraggiosi. Continua a danzare anche negli ultimi due giorni, quando la caccia è finita e i cacciatori sono sulla via del ritorno. Dummett fa vedere che non è facile dimostrare che sbagli. Il capo non pretende di rendere coraggiosi dei ragazzi che sono stati vili. Sostiene che, se lui danza, saranno stati coraggiosi. E smetterebbe appena qualcuno gli riferisse com'è andata.
Nel 1997 Nicholas J. J. Smith ha affrontato il caso che Lewis aveva lasciato da parte: un tempo a due dimensioni, o universi paralleli. Una viaggiatrice potrebbe allora raggiungere un 1987 in cui l'Australia non perde la Coppa America. Ma, osserva Smith, «she cannot, however, prevent the very loss which she witnessed as a young woman»: là da dove è partita, l'Australia ha perso. La sua conclusione: «if there are parallel universes, or additional temporal dimensions, then time travellers can avoid the past. They can change the past, however, no more than anyone can do anything contradictory». Avrebbe evitato quel passato, raggiungendone un altro, ma non lo avrebbe cambiato.
Sotto la stessa espressione, «cambiare il passato», stanno dunque possibilità molto diverse. Una è renderlo diverso da com'era, e Lewis e Smith la giudicano contraddittoria. Un'altra è contribuire, da dopo, a renderlo ciò che è sempre stato: la danza del capo. Un'altra ancora è raggiungere una sua versione alternativa lasciando intatta quella da cui si parte. La storia di Stella, come Seth la racconta, ha la forma di quest'ultima. La forma, però, non basta a renderle simili: Smith ne parla come di un'ipotesi logica sulla struttura di un mondo possibile e la chiama avoidance proprio per negare che si tratti di un cambiamento. Seth parla del nostro mondo e affida il passaggio alla coscienza.
La possibilità che eventi successivi influiscano su quelli precedenti compare anche in fisica, in una forma molto diversa. Molte equazioni fondamentali dell'elettromagnetismo e della meccanica quantistica funzionano allo stesso modo in avanti e all'indietro nel tempo, anche se non tutte le leggi fisiche hanno questa simmetria. Nel 1945 John Wheeler e Richard Feynman proposero una teoria in cui una carica che emette luce riceve anche un'onda «avanzata» dagli assorbitori futuri. Nel 1986 John Cramer ne trasse un'interpretazione della meccanica quantistica in cui ogni evento è una sorta di accordo fra un'onda che va avanti nel tempo e una che torna indietro. Huw Price e Ken Wharton hanno poi sostenuto che una meccanica quantistica davvero simmetrica nel tempo porta con sé una forma di retrocausalità. Wharton propone di trattare l'universo non come un calcolatore che avanza passo dopo passo dallo stato iniziale, ma come «a global four-dimensional boundary-value problem»: una storia fissata insieme dalle condizioni dell'inizio e da quelle della fine.
Le equazioni permettono questa lettura, ma non la impongono. È un'interpretazione minoritaria e discussa. Gli esperimenti non la dimostrano. Quelli «a scelta ritardata» e della «gomma quantistica» vengono spesso raccontati come se una scelta presente modificasse la strada già percorsa da un fotone. I loro risultati coincidono però con le previsioni della meccanica quantistica ordinaria, e lo stesso Wheeler, che aveva ideato l'esperimento, avvertiva che parlare della strada seguita dal fotone è un modo impreciso di dire. Nessun esperimento ha dimostrato che si possa inviare informazioni nel passato.
In queste interpretazioni accade qualcosa di inatteso: il futuro può concorrere a determinare un evento passato, ma non permette mai di modificarlo dopo. C'è una sola storia, e le sue condizioni finali fanno parte di ciò che l'ha resa com'è fin dall'inizio. Non c'è un secondo passato da raggiungere, né un primo da correggere.
Restano tre modi di intendere la stessa frase. Un passato rielaborato dalla memoria, come può accadere a chiunque invecchi accanto ai propri ricordi. Un passato alternativo, accaduto altrove e raggiunto, come Seth dice di Stella. Un passato che, secondo alcune interpretazioni della fisica, dipende anche da ciò che verrà, senza essere mai stato diverso. Non sono la stessa cosa e non si confermano a vicenda.
La famiglia Butts concordava su ciò che Stella diceva del marito. Non concordava su che cosa ci fosse, dietro quelle parole, da ricordare. Se il passato è ciò che lascia tracce consultabili da tutti, quello di Stella era un ricordo cambiato. Se è ciò che qualcuno ha vissuto, la risposta dipende da chi l'ha vissuto, e da quale versione. Se invece alcune interpretazioni retrocausali della fisica colgono qualcosa di vero, anche ciò che chiamiamo passato potrebbe dipendere da condizioni future, pur senza essere mai stato diverso da com'è stato. In nessuno di questi casi è chiaro che cosa intendiamo quando diciamo che una cosa è accaduta.
Nota sulle fonti
Le parole di Seth e la nota di Robert Butts sono state lette, soltanto per estratti, nella trascrizione pubblica di nowdictation, che riproduce le edizioni New Awareness Network / Laurel Davies-Butts: nessuna seduta è stata letta per intero (circa il 31% dei paragrafi della 891 più la nota 2; circa metà della 566; paragrafi scelti delle 224, 530 e 654). Non è stata consultata una copia a stampa e non sono indicate pagine; i paragrafi non letti potrebbero precisare quanto citato. Le date di Stella Butts vengono soltanto dalla nota 2. Lewis (American Philosophical Quarterly 13, 1976), Dummett (Philosophical Review 73, 1964) e Wharton (2012) sono stati letti in originale. L'argomento di Smith del 1997 (British Journal for the Philosophy of Science 48) è citato come lui stesso lo riporta testualmente nell'articolo del 2015 (Revista Portuguesa de Filosofia 71/4). Wheeler–Feynman, Cramer e Price sono riassunti da fonti secondarie, soprattutto la Stanford Encyclopedia of Philosophy, e non sono citati; l'osservazione di Wheeler sulla strada del fotone è parafrasata. Le affermazioni di Seth sono presentate come idee, non come fatti accertati. Le citazioni sono lasciate in inglese.
Seduta 891, 26 dicembre 1979
Jane Roberts, Dreams, "Evolution", and Value Fulfillment, vol. 1, cap. 3, seduta 891, 26 dicembre 1979, con la nota 2 di Robert F. Butts sulla madre, Stella Butts (letta per estratti nella trascrizione di nowdictation). Accostata a David Lewis, «The Paradoxes of Time Travel» (1976), Michael Dummett, «Bringing About the Past» (1964), e Nicholas J. J. Smith, «Why Time Travellers (Still) Cannot Change the Past» (2015).