Skinny Bob non fa niente. Ed è questo che lo rende così strano.
Nei filmati comparsi su YouTube nel 2011, una piccola figura dagli occhi enormi si lascia osservare, misurare, riprendere. Non minaccia, non comunica, non sembra interessata a noi. Forse è proprio questa indifferenza a renderla diversa da tutti gli altri alieni che abbiamo visto.
C'è un momento, nei filmati di Skinny Bob, in cui non succede praticamente nulla.
Una figura esile, con una testa sproporzionata e grandi occhi scuri, rimane in piedi mentre una cinepresa ne percorre il corpo, come durante una misurazione. Muove appena la testa. Le braccia sembrano seguire piccoli impulsi, gesti che non arrivano a diventare azioni riconoscibili.
In un'altra breve sequenza, intitolata Family Vacation, alcune figure simili camminano insieme, riprese da lontano con una cinepresa instabile.
Sono immagini che circolano dal 2011, quando un canale YouTube chiamato ivan0135 pubblicò una serie di video presentati come documenti riservati. La loro provenienza non è verificata. Non sappiamo chi abbia realizzato le scene né attraverso quali tecniche.
Eppure, lasciando per un momento da parte la questione dell'autenticità, rimane qualcosa che merita attenzione.
Perché questo piccolo essere immaginato come extraterrestre, così simile a decine di rappresentazioni precedenti, può dare una sensazione tanto diversa?
Un alieno che non interpreta la parte
Siamo abituati ad alieni che fanno qualcosa di alieno.
Atterrano. Osservano gli esseri umani. Comunicano telepaticamente. Si muovono con intenzioni misteriose. Anche quando rimangono immobili, come in molti film di fantascienza, la loro immobilità è costruita per suggerire una minaccia oppure una superiorità incomprensibile.
Skinny Bob non sembra fare nulla di tutto questo.
Quando viene ripreso da vicino, non pare cercare la cinepresa. Non assume una posa. Non compie un gesto che possiamo interpretare come un messaggio. Sembra semplicemente trovarsi lì, impegnato in qualcosa che non dipende dalla nostra presenza di spettatori.
È una distinzione sottile, ma importante.
Gli alieni del cinema sono quasi sempre definiti dal loro rapporto con noi: sono visitatori, invasori, salvatori, osservatori. La loro esistenza narrativa comincia quando incontrano l'umanità.
Skinny Bob, invece, dà l'impressione di avere una vita anche fuori dall'inquadratura.
Non perché i video ce ne mostrino una, ma perché il suo comportamento non sembra organizzato per raccontarci qualcosa.
La stranezza delle cose normali
Il titolo Family Vacation è quasi assurdo, accostato a quelle immagini.
Le figure camminano. Una si sposta rispetto alle altre. Non succede nulla che assomigli a una rivelazione extraterrestre.
Eppure è proprio questo il punto.
Se vedessimo un gruppo di persone attraversare uno spazio aperto, non ci fermeremmo a riflettere. Sono movimenti che appartengono al repertorio più banale della nostra esperienza.
Trasferiti su corpi che riconosciamo immediatamente come non umani, gli stessi gesti cambiano significato.
Non stiamo guardando un essere straordinario che compie un'azione straordinaria. Stiamo guardando un essere straordinario che sembra attraversare un momento qualsiasi.
È un'idea sorprendentemente difficile da immaginare: un extraterrestre che aspetta, che cammina senza una destinazione importante, che forse si annoia.
La fantascienza ci ha mostrato centinaia di incontri con altre civiltà. Molto più raramente ci ha mostrato il loro tempo morto.
Quasi umano, ma non è soltanto questo
Esiste un concetto psicologico che sembra avvicinarsi alla sensazione provocata da Skinny Bob: la uncanny valley, la valle perturbante.
È il disagio che possiamo provare davanti a una figura artificiale sufficientemente simile a un essere umano da risultare familiare, ma non abbastanza da essere riconosciuta senza esitazioni.
Le ricerche suggeriscono che una parte di questo effetto possa dipendere dall'incoerenza fra diversi indizi di realismo: l'aspetto di un volto, il movimento, il modo in cui il nostro cervello si aspetta che quelle caratteristiche si combinino.
Ma Skinny Bob sembra produrre, almeno in alcuni spettatori, qualcosa che questa spiegazione non esaurisce.
Non necessariamente repulsione. Nemmeno paura.
Piuttosto una specie di riconoscimento impossibile.
Sappiamo come dovrebbe apparire un alieno perché abbiamo visto innumerevoli immagini di alieni. Sappiamo anche come dovrebbe comportarsi un essere vivente quando viene osservato, quando attende, quando si trova accanto ad altri individui.
In questi filmati le due aspettative si incontrano.
Il corpo appartiene a una categoria fantastica. Il comportamento, invece, ci sembra stranamente ordinario.
Forse non è soltanto una questione di somiglianza fisica. Forse stiamo riconoscendo qualcosa che assomiglia a una presenza.
La vulnerabilità di Skinny Bob
C'è un altro aspetto insolito.
Skinny Bob non appare particolarmente potente.
Nella sequenza della misurazione sembra quasi sottoposto a una procedura. Sta fermo, lascia che qualcosa accada intorno a lui. Il suo corpo piccolo, le braccia sottili, i movimenti contenuti gli conferiscono una fragilità che contrasta con l'immagine abituale dell'extraterrestre tecnologicamente superiore.
Non possiamo sapere che cosa la scena voglia rappresentare. Ma è possibile provare una sensazione inattesa: non quella di trovarsi davanti a una minaccia, bensì davanti a un individuo in una situazione che non controlla completamente.
È un passaggio significativo.
Per un istante, la domanda non è più «che cosa vuole da noi?».
Diventa «che cosa sta provando?».
Naturalmente non abbiamo elementi per rispondere. E attribuire stati interiori a una figura filmata non dimostra che quella figura sia viva. È una capacità della nostra immaginazione, non una proprietà accertata dell'immagine.
Ma il fatto stesso che la domanda possa affacciarsi spiega qualcosa del suo effetto.
Una vita che continua fuori campo
Possiamo immaginare che i filmati siano stati realizzati interamente con tecniche di animazione. La loro forza, per chi la avverte, non scomparirebbe necessariamente.
Un personaggio di finzione può apparire vivo. Il cinema lo dimostra da oltre un secolo.
La particolarità di Skinny Bob è che sembra ottenere questo risultato rinunciando a molti degli strumenti con cui normalmente si costruisce una presenza memorabile.
Non c'è un dialogo che ci avvicini a lui. Non c'è una psicologia raccontata. Non c'è un destino individuale da seguire.
Ci sono pochissimi secondi, alcuni movimenti e lunghi spazi vuoti che siamo noi a riempire.
Forse è questa la ragione per cui quelle immagini possono continuare a tornare in mente anche dopo anni.
Non ci mostrano davvero una civiltà extraterrestre. Ci permettono, per un istante, di immaginarne la quotidianità.
Una quotidianità che non avrebbe bisogno di noi per continuare.
E forse Skinny Bob sembra diverso dagli altri alieni proprio perché, quando la cinepresa smette di riprenderlo, riusciamo quasi a immaginare che torni a fare quello che stava facendo prima.
Qualunque cosa fosse.
Nota sulle fonti
I due video originali citati sono stati pubblicati dal canale YouTube ivan0135 nel maggio 2011: Alien grey extraterrestrial zeta reticuli ufo leaked footage (2 maggio) e Tape 06 – Family Vacation (18 maggio). Le date e i collegamenti sono riscontrabili negli archivi e nei cataloghi dei filmati; l'autore e l'origine delle immagini non sono verificati. L'articolo propone una lettura soggettiva dell'effetto prodotto dai filmati: non è uno studio sperimentale sulle reazioni degli spettatori e non prende posizione sull'autenticità.
Per uncanny valley e incoerenza del realismo: Debaleena Chattopadhyay e Karl F. MacDorman, «Familiar faces rendered strange: Why inconsistent realism drives characters into the uncanny valley», Journal of Vision 16(11), 2016, articolo 7, DOI 10.1167/16.11.7. La ricerca non ha studiato Skinny Bob; viene richiamata come termine di confronto, non come spiegazione sperimentalmente verificata di questi video.
Due sequenze originali del canale ivan0135
La figura ripresa da vicino e la camminata di Family Vacation: due frammenti del 2011 che possono essere guardati senza decidere prima se siano autentici. Il riferimento psicologico serve a formulare la domanda, non a risolverla.