Non molto tempo fa
Nel 1886 Ernst Mach raccontò che «non molto tempo fa» non si era riconosciuto in uno specchio. Nel 1902, ristampando la stessa nota, sostituì quelle parole con «una volta». Freud e i lettori inglesi hanno continuato a leggere la versione originale.
Dopo un faticoso viaggio notturno in treno, stanchissimo, un uomo sale su un omnibus nel momento in cui, dall'altra parte, sale anche un altro. «Was steigt doch da für ein herabgekommener Schulmeister ein», pensa: ma guarda che maestro di scuola malridotto sta salendo. «Ich war es selbst, denn mir gegenüber hing ein grosser Spiegel.» Ero io, perché di fronte a me era appeso un grande specchio. E chiude con una diagnosi: «Der Classenhabitus war mir also viel geläufiger, als mein Specialhabitus». L'aspetto della mia categoria mi era dunque molto più familiare del mio.
L'uomo è Ernst Mach, fisico, allora professore a Praga. Il racconto si trova nella prima nota a piè di pagina di Beiträge zur Analyse der Empfindungen, il libro che pubblicò a Jena nel 1886. Non è un aneddoto messo lì per alleggerire. La nota spiega perché l'io ci sembri stabile: «Die scheinbare Beständigkeit des Ich besteht vorzüglich nur in der Continuität, in der langsamen Aenderung», l'apparente stabilità dell'io consiste soprattutto nella continuità, nel lento cambiamento. Poi Mach parla di sé: «Wenn ich mich heute meiner frühen Jugend erinnere, so müsste ich den Knaben (einzelne wenige Punkte abgerechnet) für einen Andern halten, wenn nicht die Kette der Erinnerungen vorläge». Se oggi ripenso alla mia prima giovinezza, dovrei prendere quel ragazzo, salvo pochi tratti, per un altro, se non ci fosse la catena dei ricordi. «Schon manche Schrift, die ich selbst vor 20 Jahren verfasst, macht mir einen höchst fremden Eindruck.» Più di uno scritto che io stesso ho composto vent'anni fa mi sembra già del tutto estraneo. E poi: «Man kennt sich persönlich sehr schlecht». Ci si conosce molto male.
Seguono due prove. Da giovane, per strada, Mach vede di profilo un volto che gli sembra sgradevole, quasi ripugnante, e si spaventa non poco quando capisce che è il suo, rimandato da due specchi inclinati davanti a un negozio che li vende. La seconda prova è l'omnibus, e comincia con quattro parole: «Vor nicht langer Zeit». Non molto tempo fa. Quindici pagine dopo, in un'altra nota, Mach scrive la frase per cui il libro è rimasto famoso: «Das Ich ist unrettbar». L'io non si può salvare.
Il libro ebbe fortuna. Nel 1900 uscì una seconda edizione accresciuta, con un titolo nuovo, Die Analyse der Empfindungen. La nota sull'io salì nel corpo del testo, e i due episodi scesero in una nota sotto quel passo. Mach vi aggiunse una frase: «Als ich diese Zeilen schrieb (1886), war mir Ribot's schönes Buch „Les maladies de la personalité" […] noch nicht bekannt». Quando scrissi queste righe (1886), non conoscevo ancora il bel libro di Ribot sulle malattie della personalità. Per la prima volta, in tedesco, la pagina dichiara l'anno in cui era stata scritta. Un'aggiunta simile, ma senza l'anno, era già comparsa nella traduzione inglese del 1897, fra parentesi quadre e con la firma «Mach, 1895». In entrambi i casi, l'omnibus resta dov'era: «Vor nicht langer Zeit», e lo specchio «hing», era appeso.
Nella terza edizione (Jena, 1902) la stessa nota dice invece: «Ich stieg einmal nach einer anstrengenden nächtlichen Eisenbahnfahrt sehr ermüdet in einen Omnibus». Una volta, dopo un faticoso viaggio notturno in treno, salii stanchissimo su un omnibus. Cambia anche lo specchio, che non è più appeso: «befand sich», si trovava. Il resto non cambia, fino al maestro malridotto e all'aspetto della categoria. La stessa lezione si legge nella quarta edizione, del 1903, e nella nona, del 1922, uscita dopo la morte di Mach. Le edizioni intermedie non le abbiamo viste.
Nel 1919 Freud pubblica sulla rivista Imago il saggio «Das Unheimliche», il perturbante. In una nota scrive che Mach «berichtet zwei solcher Beobachtungen in der »Analyse der Empfindungen«, 1900, Seite 3», riferisce due osservazioni di questo tipo. Cita cioè la seconda edizione, l'ultima in tedesco in cui l'omnibus era ancora «non molto tempo fa»: diciassette anni dopo che Mach aveva cambiato quelle parole, e trentatré dopo che le aveva scritte. Poi Freud racconta un'avventura sua. È solo nello scompartimento di un vagone letto quando, per un sobbalzo del treno, si apre la porta della toilette ed entra «ein älterer Herr im Schlafrock, die Reisemütze auf dem Kopf», un signore anziano in vestaglia, con il berretto da viaggio in testa. Freud si alza per spiegargli che ha sbagliato porta, e capisce, sconcertato, che l'intruso è la sua immagine nello specchio della porta di comunicazione. Ricorda che quella figura gli era dispiaciuta «gründlich», profondamente. «Anstatt also über den Doppelgänger zu erschrecken, hatten beide — Mach wie ich — ihn einfach nicht agnosziert.» Invece di spaventarci del doppio, tutti e due, Mach come me, semplicemente non l'avevamo riconosciuto.
In inglese, invece, l'omnibus non si è mai mosso. La traduzione di C. M. Williams, del 1897, condotta sulla prima edizione, dice «Not long ago». Nel 1914 Sydney Waterlow la rivede e la integra sulla base della quinta edizione tedesca, quella del 1906. Nella nota del traduttore spiega di aver ripreso in larga parte la versione di Williams per le parti rimaste identiche, e aggiunge che l'intera traduzione è stata letta in manoscritto dallo stesso Mach. A pagina 4 il passo comincia ancora: «Not long ago, after a trying railway journey by night». È questa pagina, ristampata, che si cita tuttora quando i filosofi discutono di che cosa significhi credere qualcosa di sé sapendo che si tratta di sé.
Fin qui i documenti; da qui in poi la lettura è nostra. Non sappiamo perché Mach abbia cambiato quelle parole, e può darsi che sia stata una semplice correzione di stile, come «befand sich» al posto di «hing». Ma «non molto tempo fa» è un'espressione che invecchia insieme a chi la scrive. Era vera nel 1886, quando Mach aveva quasi cinquant'anni. Lo era già meno nel 1900, quando la pagina portava ormai una data. Nel 1902 diventa «una volta», un tempo che non invecchia più. Nella stessa nota, «vent'anni fa» è rimasto in tutte le edizioni che abbiamo visto, ma dal 1900 a tenerlo fermo c'è quella data fra parentesi. La pagina sull'io che cambia lentamente è cambiata anch'essa, lentamente, per mano di chi l'aveva scritta.
Chi legge Mach in inglese incontra ancora l'uomo del 1886, sceso da poco dal treno. Quando lesse in manoscritto la traduzione inglese, uscita nel 1914, Mach aveva più di settant'anni, e in tedesco aveva già spostato quel viaggio in un tempo qualsiasi. Non sappiamo se si sia accorto che, in un'altra lingua, era ancora «non molto tempo fa».
Nota sulle fonti
Citazioni verificate sulle scansioni delle pagine originali (1903 e 1922 solo sul testo digitalizzato; Dover 1959 attraverso la fonte secondaria); traduzioni nostre.
Che cosa c'è di nuovo. L'episodio dell'omnibus è notissimo: lo cita Freud nel 1919, compare nella letteratura sul perturbante e sul doppio, e in inglese ricorre nelle discussioni filosofiche sulle credenze che riguardano se stessi, sempre nella forma «Not long ago». Non abbiamo trovato studi che segnalino il passaggio da «Vor nicht langer Zeit» a «Ich stieg einmal» nella terza edizione (1902), né il fatto che Freud citi l'ultima edizione con la lezione originale, né la sopravvivenza di «Not long ago» nella traduzione inglese del 1914. La ricerca è stata limitata (repertori online in tedesco e in inglese) e non abbiamo consultato edizioni critiche con apparato delle varianti: se il confronto è già stato fatto, lo segnaleremo volentieri.
Fatti e lettura. Le lezioni delle edizioni tedesche del 1886, 1900 e 1902, delle traduzioni inglesi del 1897 e del 1914, la citazione di Freud e la nota di Waterlow sono state verificate sulle scansioni delle pagine. Che il cambiamento abbia a che fare con il tempo trascorso è una nostra interpretazione: Mach non lo spiega da nessuna parte, per quanto ne sappiamo.
Che cosa non sappiamo. Quando e dove sia avvenuto l'episodio dell'omnibus: Mach non lo dice, e sappiamo solo che è anteriore al 1886. Non abbiamo visto le edizioni tedesche fra il 1903 e il 1922, compresa la quinta (1906), su cui fu condotta la revisione inglese. Non sappiamo se Mach abbia notato la differenza fra il testo tedesco e la traduzione.
Edizioni. Per il 1903 e il 1922 abbiamo controllato il testo delle copie digitalizzate (riconoscimento automatico del testo), non le immagini delle pagine. La ristampa Dover del 1959 non l'abbiamo vista: la citiamo attraverso la fonte secondaria indicata sotto. Le citazioni tedesche mantengono la grafia delle edizioni originali.
Traduzioni. Le traduzioni italiane dei passi tedeschi sono nostre.
Mach, Analyse der Empfindungen, p. 3, nota: 1886 e 1900 a confronto con il 1902
Nelle prime due edizioni tedesche, l'episodio in cui Mach non si riconosce nello specchio di un omnibus comincia con «Vor nicht langer Zeit», non molto tempo fa; dalla terza, del 1902, comincia con «Ich stieg einmal», una volta. Nel 1919 Freud cita l'edizione del 1900. La traduzione inglese del 1914, letta in manoscritto da Mach, dice ancora «Not long ago».