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Io non sono qui

Sul verso di un manoscritto autenticato di Lorca cominciano a matita i versi «Canta el reloj». Se li abbia scritti lui resta controverso — e chi parla dice di non essere presente.

Un tavolo di legno accanto a una finestra con un solo foglio, un angolo ripiegato, coperto di tenui segni a matita barrati; accanto un piccolo orologio da mensola, dietro una sedia vuota e alla parete un attaccapanni vuoto.
Illustrazione editoriale generata con IA.

Si gira il foglio. Sul recto, in una bella copia che nessuno contesta, Federico García Lorca ha trascritto «La raíz amarga» — il poema che sarebbe entrato nel Diván del Tamarit come «Gacela de la raíz amarga» —, l'ha dedicato al poeta e console uruguaiano Julio J. Casal e ha firmato «Madrid — 1933 —». Sul verso, a matita, con cancellature e ripensamenti, cominciano altre righe. L'apertura che si legge con ragionevole certezza sulle fotografie parziali pubblicate dalla stampa spagnola è «Canta el reloj». Un po' più sotto: «Yo —». Verso il fondo, un frammento: «que yo dejé».

Quello che dicono, nella forma riportata da EFE quando nel settembre 2026 diede conto di un referto calligrafico, è breve: «Canta el reloj / cuento maquinalmente las horas / da lo mismo las siete que las doce / yo no estoy aquí / es la señal de carne que dejé al irme / para saber mi sitio al regresar». Altre testate stampano aperture e lineazioni diverse — «Canto» al posto di «Canta», «cuenta» al posto di «cuento», «Es lo mismo» al posto di «da lo mismo» — e il Telediario della RTVE ha mandato in onda una versione da recita che inizia «Canto, / El reloj cuenta…». Non esiste un testo critico consolidato. Noi citiamo una sola lineazione di stampa nominata e lasciamo visibili le varianti.

Il foglio è diventato pubblico nell'aprile 2026, quando il cantante Miguel Poveda ha annunciato di aver comprato il manoscritto da un antiquario tedesco e, voltandolo, di aver trovato la bozza a matita. La filologa Pepa Merlo ha riconosciuto la mano di Lorca; insieme hanno pubblicato il breve volume Las cosas del otro lado. Lo inédito en Federico García Lorca (Biblioteca de la casa del Darro / Elenvés), che include il verso. Il libro non l'abbiamo ottenuto. La catena d'asta e di antiquariato che aveva preceduto l'acquisto — fra cui RR Auction — aveva già descritto sul retro annotazioni a matita «in another hand», di un'altra mano. Quella nota fa parte della storia pubblica del documento, non di una polemica successiva.

Nel giro di pochi giorni, gli specialisti che conoscono i manoscritti di Lorca non erano d'accordo. Andrew A. Anderson, Melissa Dinverno e Christopher Maurer, allora al lavoro sulla mostra Lorca y el archivo: memoria en movimiento alla Residencia de Estudiantes, hanno detto che la mano del verso non era la sua. Anderson ha poi scritto a El Confidencial che le due facce sono due mani, e che la vicinanza a un testo autentico non autentica ciò che gli sta accanto. Andrés Soria Olmedo ha chiamato apocrifo il retro; José Antonio Llera ha riassunto: un autografo lorquiano noto, e sul dorso un poema di autore sconosciuto finché non si producano prove. Dall'altra parte della spaccatura, Merlo ha tenuto fermi argomenti di contenuto e di grafia; Álvaro Salvador ha difeso l'attribuzione sulla stampa; e il 7 settembre 2026 due periti calligrafici di Tintaverum hanno firmato un referto, di cui Poveda ha reso pubblici degli estratti, concludendo che «los textos manuscritos que aparecen en el documento cuestionado fueron escritos por Federico García Lorca». Il referto completo non l'abbiamo visto — solo le conclusioni come le hanno riportate EFE, ABC ed eldiario.

La disputa non si è chiusa. Il 3 ottobre 2026 Anderson ha pubblicato una nota su Granada Hoy: anche dopo che il libro ha riprodotto il facsimile intero del verso, il suo giudizio e quello di Dinverno, Maurer, Mario Hernández, Soria Olmedo e Christian De Paepe sono rimasti invariati, e coincidevano con quanto RR Auction aveva già segnalato. Il 1º novembre il ricercatore di grafistica forense Manuel J. Moreno ha pubblicato, sempre su Granada Hoy, una lettura comparativa con l'autografo lorquiano di Juego y teoría del duende e con altri campioni. La sua conclusione è asimmetrica e prudente: il recto corrisponde; il verso mostra dissonanze rilevanti di ritmo, spaziatura, aste e forme delle lettere, e a suo giudizio non offre un fondamento grafistico sufficiente per l'attribuzione a Lorca. Merlo, intervistata lo stesso giorno alla COPE, anche dopo Tintaverum ha ribadito l'attribuzione e ha trattato il dubbio come utile — pur rimpiangendo che lo scetticismo iniziale, a suo avviso, si fosse appoggiato su un'immagine televisiva parziale.

Fin qui ciò che si può documentare dalle fonti pubbliche. Da qui in poi è la nostra lettura. L'interesse di Soglie non è assegnare il verso a un campo. È la strana corrispondenza fra ciò che dicono i versi e ciò che il foglio è diventato. Un orologio conta le ore in modo meccanico; le sette e le dodici sono la stessa cosa; chi parla non è qui; resta una «señal de carne», un segnale di carne lasciato indietro perché, al ritorno, si possa sapere il proprio posto. Su una faccia del foglio Lorca è presente secondo ogni prova ordinaria di mano e di firma. Sull'altra la presenza è proprio ciò che non si riesce a stabilire. Il poema — chiunque l'abbia scritto — mette in scena l'assenza là dove di solito una firma mette in scena l'identità. Il foglio ha portato entrambe le condizioni per decenni: un ritorno accertato della mano del poeta, e un segnaposto che aspetta ancora un proprietario.

Non sappiamo quando sia stato scritto il verso. La data del 1933 sul recto non data il retro. Non abbiamo avuto il foglio fra le mani, non abbiamo letto lo studio di Merlo nel volume e non abbiamo ricostruito il metodo comparativo completo di Tintaverum. Ciò che resta disponibile a qualsiasi lettore è più piccolo e più duro: un documento autentico, delle parole sull'altro lato, e interpretazioni che non coincidono. I versi dicono che per tornare servirà un segnale di carne. La carta è stata quel segnale. Se l'abbia lasciato Federico è ancora aperto.

02 / Nota sulle fonti

Nota sulle fonti

Versi citati dalla lineazione EFE dell'11 settembre 2026; fatti sul manoscritto e sulla spaccatura attributiva dalle notizie di stampa nominate e dalle immagini parziali del verso pubblicate da El Confidencial, che abbiamo ispezionato; libro e referto Tintaverum completo non ottenuti.

Che cosa c'è di nuovo. La stampa spagnola segue il ritrovamento e la disputa dall'aprile 2026; Granada Hoy ha pubblicato una cronologia di sei mesi il 3 ottobre e la nota grafistica di Moreno il 1º novembre. Quello che aggiungiamo non è un verdetto sull'attribuzione, ma l'accostamento di due fatti che la copertura di solito tiene separati: chi parla sul verso dice «yo no estoy aquí», e il foglio stesso porta ormai una presenza lorquiana accertata su una faccia e una presenza irrisolta sull'altra. Non abbiamo trovato un saggio che centri questo accostamento; se esiste, lo segnaleremo volentieri.

Fatti e lettura. L'autenticità del recto, la dedica del 1933, l'acquisto di Poveda, l'attribuzione di Merlo, la nota d'asta «another hand», il dissenso alla Residencia, le conclusioni Tintaverum come estratte, la nota di Anderson di ottobre e l'analisi di Moreno di novembre sono riportati come documentati nelle fonti nominate sotto. Che la grammatica dell'assenza del poema rispecchi la presenza irrisolta del documento è una nostra interpretazione.

Che cosa non sappiamo. Trascrizione completa e esatta da una fotografia continua ad alta risoluzione del verso (abbiamo solo immagini parziali di stampa). Datazione del verso. Le tabelle comparative complete di Tintaverum. Lo studio di Merlo pubblicato in Las cosas del otro lado, che non abbiamo letto. Se una dettatura o una copia di altra mano possano mai essere dimostrate — possibilità che Llera lascia aperta solo se provata.

Edizioni e citazioni. Versi spagnoli secondo EFE, 11 settembre 2026; varianti segnalate da RTVE, El Confidencial e Ideal come riportate. Traduzioni italiane nostre.

03 / La scoperta

Versi sul verso che cominciano «Canta el reloj», sul retro della bella copia lorquiana del 1933 di «La raíz amarga»

Un manoscritto autenticato di Lorca porta, sul verso, versi a matita su un orologio che conta senza far differenza e su qualcuno che non è qui. Filologi, calligrafi e una lettura di grafistica forense non concordano sul fatto che la mano sia la sua. L'attribuzione resta aperta.

Il documento

Cronaca della disputa

Letture della grafia

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