La morena delle bottiglie
Centinaia di bottiglie riemergono da un ghiacciaio svizzero. La loro posizione racconta il movimento del ghiaccio, ma non restituisce una cronologia perfetta.

Sul Piz Murtèl, nelle Alpi svizzere, una fila di bottiglie affiora fra le pietre di una morena. Potrebbero sembrare i resti di un picnic, ma le bevande non furono necessariamente consumate nel luogo in cui oggi si trovano i recipienti. Alcuni li ha trasportati il ghiacciaio.
Nel settembre 2023, durante un controllo glaciale, fu notata un'insolita concentrazione di vetro e metallo. Un rilievo sistematico del 9 ottobre registrò 556 bottiglie, 42 lattine e 24 punti con frammenti, distribuiti in 150 posizioni. La maggior parte si concentrava lungo circa 200 metri di morena laterale. I ricercatori non stavano scavando una discarica: stavano mappando oggetti che si erano mossi insieme al paesaggio.
Elisa Götz, Matthias Huss e Lander Van Tricht hanno descritto il caso in uno studio pubblicato nel luglio 2026 su Arctic, Antarctic, and Alpine Research. La domanda era insieme storica e fisica: dove erano entrati gli oggetti nel ghiaccio, come potevano essersi spostati e quando il ghiacciaio li aveva depositati?
Dieci date per centinaia di oggetti
Soltanto dieci reperti hanno ricevuto una datazione approssimativa, ricavata da etichette, produttori e documenti d'archivio. È una cronologia esigua per quasi seicento bottiglie e lattine registrate. Eppure emergeva una tendenza: gli oggetti più antichi si trovavano generalmente più a valle, quelli recenti più in alto lungo la morena.
I singoli reperti, però, non si lasciano mettere in fila con tanta precisione. Una bottiglia di acqua minerale e una di vetro trasparente sono state trovate nello stesso punto, pur avendo età stimate differenti. Il periodo di produzione non coincide necessariamente con il giorno in cui qualcuno bevve o abbandonò il recipiente. Gli intervalli cronologici ricostruiti dai ricercatori presentano incertezze fra dieci e quarantacinque anni.
La vetta è il punto di partenza più plausibile. Nel Novecento la frequentazione turistica dell'area aumentò, anche grazie allo sci estivo. Gli autori ipotizzano che i visitatori abbiano lasciato i recipienti vicino alla cima del Piz Murtèl e che questi siano poi scesi trasportati dal ghiaccio, dalla neve o lungo la superficie glaciale. È una ricostruzione sostenuta dalla distribuzione dei reperti e da un modello, non la testimonianza di chi gettò le bottiglie.
Quarant'anni per 260 metri
Il gruppo ha combinato posizioni rilevate sul terreno, immagini storiche e un modello tridimensionale del flusso glaciale. Con una velocità media di circa 6,5 metri l'anno, per percorrere 260 metri un oggetto impiegherebbe pressappoco quarant'anni. Per alcuni reperti più antichi è un viaggio plausibile.
Quelli recenti complicano la ricostruzione. Alle velocità simulate di cinque o sei metri l'anno, meno di vent'anni consentirebbero uno spostamento di circa 110 metri: all'incirca metà della distanza necessaria per spiegare la posizione di alcuni oggetti. Lo studio considera quindi, oltre al trasporto nel ghiaccio, lo scivolamento e il rotolamento in superficie. Le fotografie storiche suggeriscono anche che parti del ripido versante sommitale fossero già prive di ghiaccio a fine estate: l'immagine di un unico nastro trasportatore continuo sarebbe fuorviante.
Gli autori riconoscono le incertezze della topografia rocciosa sottostante, delle direzioni simulate e del momento sconosciuto in cui ogni oggetto fu abbandonato. Il modello aiuta a individuare l'origine probabile e i meccanismi generali del trasporto, non a seguire una singola bottiglia dalla mano di un visitatore fino a una pietra.
Un margine disegnato dai rifiuti
Il risultato più inatteso riguarda lo spazio. La fila di reperti lunga circa 200 metri segna un antico margine glaciale. In quest'area, secondo i ricercatori, il bordo del ghiaccio rimase quasi invariato dal 1955 al 1985; arretrò poi di circa 20 metri entro il 2000 e più rapidamente negli anni successivi. Una linea di rifiuti diventa un indizio della forma passata del ghiaccio.
Questo non significa che i rifiuti siano strumenti di misura migliori delle osservazioni glaciologiche. I ricercatori li confrontano con carte, fotografie e simulazioni. E la disposizione non trasforma la morena in un calendario affidabile: due recipienti vicini non appartengono necessariamente allo stesso anno.
Resta una forma insolita di testimonianza. Un oggetto può conservare indizi sulla propria fabbricazione e perdere il luogo da cui proviene. Il ghiacciaio ha custodito la bottiglia e ne ha riorganizzato il contesto. Per interpretarlo bisogna resistere alla tentazione di trasformare una fila suggestiva in una sequenza esatta di gesti umani.
Nota sulle fonti
Fonte primaria: Götz, Huss e Van Tricht, Arctic, Antarctic, and Alpine Research (28 luglio 2026), testo HTML integrale consultato il 5 novembre 2026. Verificati conteggi, datazione dei dieci oggetti, velocità e limiti del modello nella sezione Discussione. Consultata anche la scheda istituzionale ETH Zürich. Non esaminati integralmente il supplemento e le fotografie originali; non riprodotta la simulazione né verificata sul terreno la posizione dei reperti. Le traiettorie e la provenienza dalla vetta sono inferenze degli autori; la lettura della morena come archivio non ordinato è editoriale.
Una fila di bottiglie lungo una morena
556 bottiglie, 42 lattine e una ricostruzione glaciale con margini d'incertezza dichiarati.