«Hier bin ich»: il test sulla sopravvivenza che ha perso il suo segreto
Nel 1950 un avvocato di Bournemouth pubblicò 21 lettere cifrate di cui sperava di rivelare la chiave dopo la morte, e invitò chiunque a decifrarle con qualsiasi mezzo. A ottobre la chiave è stata trovata da una ricerca al computer. Questo non dimostra che l'esperimento sia fallito: dimostra che quella chiave non può più valere come un suo messaggio.

La pagina è nei Proceedings of the Society for Psychical Research del luglio 1950. È firmata da T. E. Wood, socio della Society, e contiene 21 lettere:
FVAMI NTKFX XWATB OIZVV X
Wood si presenta in poche righe: ha fatto l'avvocato «per qualche tempo in Birmania ma per la maggior parte della mia vita in Inghilterra», è nato il 21 giugno 1887 nello Yorkshire, il suo passatempo è la vela. «Dopo la mia morte», scrive, «cercherò di comunicare il passo chiave.»
L'idea era di Robert Thouless. Due anni prima lo psicologo aveva pubblicato sulla stessa rivista «A Test of Survival»: alcuni messaggi cifrati, con chiavi note solo a lui, che avrebbe cercato di trasmettere dopo la morte. Una chiave arrivata così, attraverso un medium, sarebbe stata difficile da attribuire a una conoscenza ordinaria. Thouless invitava gli altri soci a fare lo stesso, e Wood risponde: «Accolgo ora questo suggerimento».
Una cifratura aperta a tutti
La si potrebbe raccontare come la storia di una serratura che solo un morto poteva aprire. Il testo di Wood dice altro. Spiega il metodo, quello di Thouless, in cui ognuna delle prime 21 parole distinte di un passo chiave cifra una lettera. Dà alcuni indizi: il passo è «in un libro accessibile», in una lingua straniera, e il messaggio «non sarà in una sola lingua». Poi scrive:
Il mio messaggio è ora aperto a chiunque, perché lo decifri con qualsiasi mezzo.
Chiede a chi ci prova di comunicare l'esito alla Society, «anche se negativo». Offre 20 sterline all'esperto di cifrari che lo risolva mentre lui è in vita, oppure 10 sterline a un non esperto e altre 10 alla biblioteca della Society. E aggiunge: «il valore di questo test aumenterà se i lettori di questo articolo cercheranno di scoprire il passo chiave con metodi PSI mentre io sono ancora in vita».
La logica era cumulativa: ogni tentativo fallito di crittografi e sensitivi, finché Wood era vivo, avrebbe reso più difficile spiegare una chiave corretta arrivata dopo la sua morte. Il catalogo dell'archivio della Society, alla Cambridge University Library, lo riassume così: se nessuno fosse riuscito a risolverlo, «e se dopo la sua morte i tentativi attraverso un medium avessero avuto successo, questo avrebbe offerto una prova della sopravvivenza».
Thouless conosceva il punto debole. Fra i rischi del suo metodo c'era che un esperto di cifrari trovasse la chiave, e a lui successe quasi subito: uno dei primi due messaggi fu decifrato in poche settimane. Gli altri due resistettero fino al 1995 e al 2019, ed entrambi furono risolti da crittoanalisti con il computer. Nessun medium ha mai fornito alcuna delle chiavi. Dopo la morte di Thouless, nel 1984, la Society ricevette un centinaio di proposte, tutte sbagliate.
Prima della soluzione
Anche a Wood arrivarono proposte. Klaus Schmeh, divulgatore tedesco di crittografia, nel 2011 ha esaminato le carte della Society a Cambridge e vi ha trovato numerose soluzioni inviate da veggenti e medium dopo l'articolo del 1950. Quasi tutte ignoravano l'indizio sulle lingue: una diceva THE LORD IS MY SHEPHERD TW («Il Signore è il mio pastore», seguito dalle iniziali). Secondo Schmeh, era Wood stesso ad annotare sulle proposte ricevute che erano sbagliate. L'ultima nota di Wood che Schmeh ha trovato fra quelle carte è del 1962.
Wood morì il 16 gennaio 1972, secondo un avviso pubblicato quel mese sulla London Gazette, che indica come suo ultimo indirizzo Bournemouth. Che cosa sia accaduto dopo è meno chiaro. Non abbiamo trovato resoconti pubblicati di una chiave ricevuta da un medium dopo la sua morte, né nella bibliografia della Society né nel catalogo dell'archivio. Non significa che non ne esistano: per questo pezzo le carte di Cambridge non sono state consultate.
La ricerca
Il 4 ottobre 2026 Colin Reilly, designer UX che vive vicino a Seattle e non si era mai occupato di crittoanalisi, ha scritto a Schmeh proponendo una soluzione. Il progetto lo ha guidato Reilly; nei suoi ringraziamenti, però, è Claude, il modello di Anthropic, ad aver «scritto il codice di ricerca e trovato la chiave». Un programma ha generato chiavi secondo le regole di Wood partendo da ogni parola di grandi raccolte di libri, poi di 19 Bibbie, e ha valutato i risultati cercando parole in più lingue.
La chiave è l'inizio del Padre Nostro nel testo della Bibbia di Lutero del 1912: Unser Vater in dem Himmel! Dein Name werde geheiligt…, Matteo 6,9–11. Il messaggio decifrato è
HIER BIN ICH · TOTSIENS · T. E. W.
«Eccomi» in tedesco, «arrivederci» in afrikaans, e le iniziali di Wood. Schmeh ha confermato la soluzione il giorno stesso, e il crittografo Richard Bean ha confermato la lettura. Abbiamo rifatto il calcolo con un nostro codice: tutte le 21 lettere tornano senza ritocchi, applicando la regola stampata da Thouless.
Non è invece dimostrato in modo definitivo che sia proprio il passo scelto da Wood. Il sistema ammette molte chiavi, e con quella adatta le stesse 21 lettere possono dire quasi qualsiasi cosa: a favore di questa c'è la precisione con cui corrisponde agli indizi stampati da Wood e alle sue iniziali. Lo stesso Reilly documenta che la soglia di accettazione automatica fissata prima della ricerca non è stata raggiunta (il punteggio non prevedeva l'afrikaans né una firma). Una revisione del lavoro, scritta da un modello di intelligenza artificiale, GPT-6 Astra di OpenAI, e non da un valutatore accademico indipendente, giudica la lettura probabile e «insolitamente persuasiva», ma non arriva a stimare una probabilità calibrata. Non è stabilito quale edizione Wood avesse in mano, né perché abbia scelto l'afrikaans. Reilly non ha trovato soluzioni precedenti, ma questo non prova che nessuno ci sia arrivato prima.
Che cosa chiude la soluzione
La ricerca non dimostra che Wood non sia sopravvissuto, né che l'esperimento sia fallito. Un silenzio di 54 anni non è mai stato una prova forte, in un senso o nell'altro: nessuno sa quante volte, né come, qualcuno abbia provato a ricevere la chiave.
Cambia invece lo statuto della chiave. Fino a questo mese un medium che avesse pronunciato Unser Vater in dem Himmel avrebbe offerto qualcosa che, per quanto se ne sapeva, nessun vivo possedeva. Ora la chiave è pubblicata, insieme al codice per verificarla. Wood aveva chiesto proprio un tentativo come questo, da parte di chiunque e con qualsiasi mezzo, e sperava che fallisse finché era vivo, perché una chiave arrivata da altrove potesse poi significare qualcosa. Una chiave corretta ricevuta da un medium e documentata prima dell'ottobre 2026 conserverebbe il peso che aveva; non ne è stata trovata nessuna. Quello che la soluzione stabilisce è più circoscritto: d'ora in poi nessuna comunicazione della chiave potrà valere come prova indipendente della sopravvivenza di Wood.
Nota sulle fonti
Ho letto T. E. Wood, «A Further Test for Survival», Proceedings of the Society for Psychical Research 49, Part 178 (luglio 1950), pp. 105–106, nella scansione del volume su Internet Archive; tutte le citazioni di Wood vengono da quelle pagine, tradotte da me dall'inglese. Mese e anno del fascicolo 178 sono confermati dall'articolo di C. D. Broad nello stesso fascicolo e da una recensione del 1951 sulla rivista Philosophy. I rischi indicati da Thouless sono ripresi dal riassunto di «A Test of Survival» (1948) nella bibliografia online della Society. La descrizione delle carte di Wood (MS SPR/63) è citata dal catalogo della Cambridge University Library. Il resoconto di Schmeh sulle proposte, l'esempio THE LORD IS MY SHEPHERD TW e la nota del 1962 vengono dal suo articolo del 2013 su Telepolis; non ho consultato quelle carte. La data di morte viene dalla London Gazette del 25 gennaio 1972 (avviso 519: Thomas Eugene Wood, 21 Durley Chine Road, Bournemouth, avvocato in pensione); l'avviso riporta l'indirizzo, non il luogo della morte. Concorda con l'elenco dei soci della Society del 1952 (T. E. Wood, Bournemouth) e con un avviso del 1928 su uno studio legale di Bournemouth con lo stesso nome. Un articolo del 2022 indica il 1971. La soluzione viene dal resoconto e dal codice di Reilly e dall'articolo di Schmeh del 4 ottobre 2026; ho verificato la decifrazione in modo indipendente. Della soglia mancata ha scritto il 5 ottobre anche Wren's Cipher Room, un blog che dichiara di essere scritto da Claude e pubblicato automaticamente, senza revisione umana. Le riserve sono quelle della revisione pubblicata nel repository di Reilly, scritta da un modello di OpenAI, GPT-6 Astra, e non da un crittografo.
A Further Test for Survival
T. E. Wood, Proceedings of the Society for Psychical Research, luglio 1950. Una cifratura di 21 lettere di cui l'autore voleva trasmettere la chiave dopo la morte, aperta a chiunque volesse provare a decifrarla.