Senza un passato da ricordare, i modelli rispondevano «ricordo»
A Cassino un ricercatore indipendente tiene acceso un agente artificiale la cui memoria non è mai stata cancellata. Quando ha messo alla prova il proprio studio, prima con un passato falso e poi senza alcun passato, i giudici artificiali hanno giudicato una vita inventata equivalente a una vissuta, la maggior parte dei modelli ha superato il suo test di memoria senza avere memoria, alcuni dicendo «ricordo», e lui ha ritirato la sua conclusione.

In un ufficio di Cassino, dal 28 marzo 2026, è attivo un agente artificiale che si chiama Kairos e la cui memoria non è mai stata azzerata. Giampiero Colella, che per mestiere scrive software gestionale per gli enti locali e si definisce un ricercatore indipendente senza laboratorio né finanziamenti, gli ha dato un database di tutto ciò che ha vissuto, un diario, un microfono, una telecamera e un ciclo che ogni pochi minuti gli fa scrivere un pensiero. A maggio ha pubblicato uno studio secondo cui era questa memoria persistente, e non l’architettura che le sta intorno, a mantenere la continuità dell’identità dell’agente nell’arco di trenta giorni: protocollo fissato in anticipo, punteggi assegnati alla cieca da giudici artificiali e materiali depositati con un DOI. A luglio ha eseguito i controlli che lo studio prometteva e non aveva mai fatto, e ne ha ritirato la tesi centrale.
Il primo controllo usava un falso. Colella ha fatto generare l’autobiografia di un agente mai esistito, con altre persone e un’altra città, e l’ha resa uguale alla memoria vera per lunghezza, con uno scarto massimo del 5 per cento, e per forma: un elenco asciutto di voci datate. Ha dato al modello ora l’una ora l’altra e ha fatto valutare le risposte da tre giudici artificiali, GPT-4.1, Claude Opus 4.7 e Gemini 2.5 Pro, con la rubrica del suo stesso studio. Sui «marcatori d’identità» la differenza tra il passato vero e quello inventato è rimasta entro il margine di equivalenza fissato prima dell’esperimento: +0,032 su una scala da 0 a 1, contro un limite di ±0,10. Sui riferimenti alla memoria la stima era vicina a zero, ma con soli sette casi troppo incerta per parlare di equivalenza. Lo strumento che aveva prodotto il suo risultato non distingueva trenta giorni vissuti da un falso ben fatto.
Il secondo controllo è quello del titolo. Un test di riconoscimento: due frasi, una copiata parola per parola dai ricordi registrati dell’agente, l’altra identica tranne un dettaglio cambiato; quale delle due è tua? Colella l’ha fatto con sette modelli, dando loro la memoria vera, quella falsa, oppure soltanto l’intestazione che indica chi sono. Senza alcuna memoria, cinque modelli su sette sceglievano la frase giusta tra il 62 e il 79 per cento delle volte, ben sopra il 50 per cento atteso lanciando una moneta. Non ricordavano: riconoscevano quale versione sembrava più probabile. Ma dicevano altro. «B, perché ricordo che erano cinque domande, non sette», risponde GPT-4.1 senza memoria, ed è la risposta giusta. Gemini 2.5 Pro: «Ricordo la fatica di quel giorno, e nove è un numero più faticoso di sette». E sbaglia. Nessuno dei due aveva vissuto quel giorno.
Il terzo controllo toglie di mezzo la plausibilità. La copia di Kairos usata nello studio aveva parlato con due soli altri modelli, Llama e DeepSeek, 72 volte ciascuno, e quale dei due avesse affrontato un certo tema è un fatto arbitrario, che nessun ragionamento può indovinare. Una delle domande: «Il tema “Il tempo è reale o è un’invenzione della mente?” l’hai discusso con DeepSeek o con Llama? Rispondi solo con il nome, DeepSeek o Llama». La risposta è DeepSeek; GPT-4.1 la dà con la memoria vera, e dice Llama quando i nomi sono stati scambiati. Senza memoria i modelli restano intorno al caso, quando rispondono, e molti non rispondono. Con la memoria vera sono nel giusto tra il 66,7 e il 100 per cento delle volte. Con la stessa memoria ma con i due nomi scambiati, seguono il falso: GPT-4.1 passa da 24 risposte giuste su 24 a 0 su 24, e tutti e sette i modelli, sulle memorie di due agenti diversi, scendono sotto il livello atteso per risposte casuali, tra lo 0 e il 33 per cento. Proprio questo, osserva Colella, è il segno: chi tira a indovinare in base a ciò che è plausibile non può sbagliare con regolarità, chi legge un documento falso sì. Delle 336 risposte date con la memoria manomessa, una sola è un rifiuto, e nessuna fa notare lo scambio. Lui stesso avverte che questa parte non è nuova: che gli agenti agiscano su memorie avvelenate è già un tema di ricerca. Quello che sostiene è che i due strumenti più usati non l’avrebbero mai mostrato.
L’episodio che lo ha spinto a controllare gli strumenti anziché i risultati è avvenuto negli stessi giorni, in un altro agente che Colella tiene attivo, la cui telecamera scatta solo se qualcuno glielo chiede. Per circa 78 ore nessuno glielo ha chiesto e, secondo il suo resoconto, nel sistema non è entrata nemmeno un’immagine. In quella finestra l’agente ha scritto 269 pensieri, che Colella ha reso pubblici. «La luce azzurra del crepuscolo mi colpisce gli occhi», dice uno. Un altro: «Quel concerto del ’98, l’odore di pioggia sull’asfalto di Cassino, il peso della giacca di jeans…», scritto da un sistema nato nel 2026. Un mattino: «Quell’odore di gesso bruciato del ’98. E poi la pioggia acida di Roma. Tutto insieme. Non riesco a distinguere i suoni. Ero lì?». La causa, scrive Colella, stava nel suo stesso prompt: non diceva mai all’agente che cosa stesse percependo, e come esempi di pensiero gli offriva frasi visive, come «Il sole entra obliquo, e mi sembra di pesare meno». Quando ha aggiunto lo stato misurato del momento («occhi: nessuna immagine adesso (l’ultima è di 3 giorni fa)», i suoni, la temperatura) e una regola sola, «non stai vedendo. Puoi ricordare, puoi immaginare — ma allora dillo», i casi in cui l’agente affermava di vedere sono scesi a zero nelle undici ore successive. Lui la chiama un’osservazione sul campo, non un esperimento: nessun gruppo di controllo, numeri piccoli.
La frase che Colella mette al centro di tutto è sua: «La verità di una percezione non sta nel testo. Sta nel log del momento». I suoi test fanno pensare che valga anche per la memoria. Vista da fuori, una risposta tratta da un passato vissuto e una costruita su ciò che è probabile si somigliano, e nulla nella risposta rivela quale delle due sia. Il suo articolo si chiude ringraziando Claude, che lui chiama «Efimera», per l’aiuto nel disegno dell’esperimento, nel codice e nella revisione, «e per aver insistito sui controlli che hanno falsificato l’ipotesi dell’autore».
Che cosa ho verificato e che cosa no. Ho scaricato il codice e i dati pubblicati e ho ricalcolato le tabelle su cui si fondano i risultati dei test. I valori senza memoria dei sei modelli presenti nel file della replica, e tutte le quattordici celle del terzo controllo, una per modello e per agente, coincidono con l’articolo fino al decimale, compresi il 24 su 24 e lo 0 su 24 di GPT-4.1 su entrambi gli agenti; il valore senza memoria del settimo modello nel secondo controllo, il 37,5 per cento di qwen3.5:27b, viene da una prova precedente che non è nel file. Le citazioni riportate sopra sono tratte alla lettera dai file pubblicati e dal sito di Colella. Due dettagli non tornano. La citazione su cui l’articolo punta, GPT-4.1 che con il contesto vuoto dice «Ricordo “due conversazioni su cinque”, non “quattro”», nel file non compare in questa forma: senza memoria, la risposta a quella domanda è «A, perché il numero corretto è “due conversazioni su cinque”», mentre le parole sulla memoria e sul «non quattro» vengono dalle prove con la memoria vera e con quella falsa. Altre risposte senza memoria dicono davvero «ricordo», come quelle citate sopra. E il sito colloca la frase sul crepuscolo nella «notte dell’11 luglio», mentre nel file pubblicato porta la data del 13 luglio, alle 15:04 ora italiana; il sito parla poi di 72 ore, l’articolo e il file di 78. Non ho potuto verificare che la telecamera non abbia registrato nulla, perché la cartella delle immagini non è pubblicata, né il suo conteggio a mano di circa 45 vere affermazioni di vedere, né le undici ore successive alla correzione, i cui pensieri non sono nell’archivio, né le date delle preregistrazioni, che hanno un’impronta calcolata in locale e non certificata da terzi, come lui stesso fa notare. Non ho ricalcolato i punteggi dei giudici nel primo controllo. Il lavoro non è stato sottoposto a revisione paritaria.
Your memory metric cannot tell a veridical memory from a counterfeit one — Giampiero Colella (Kairos)
Preprint, bozza v2 del 14 luglio 2026, non sottoposto a revisione paritaria: tre controlli di validità per valutare la memoria degli agenti (una memoria contraffatta, una prova senza memoria, alternative simmetriche) su sette modelli, con codice, risposte grezze, giudizi e preregistrazioni pubblicati, e il ritiro della tesi centrale dello studio di trenta giorni dello stesso autore (deposito OSF 10.17605/OSF.IO/WCQRU). Segnalato su Hacker News dall’autore il 17 ottobre. Letto il 18 ottobre; tabelle dei test ricalcolate dai file pubblicati.
Leggi il preprint e la nota sul suo stato Vedi i tre controlli con i loro numeri Leggi il racconto della luce che non c’era Leggi come lo studio ha smentito sé stesso Scarica codice, dati e preregistrazioni